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Salvate il Vampiro Emo – Puntata 2

gennaio 27, 2010

Ambiguo: il vampiro transgender

Provato e sensibilizzato dalle recenti esperienze, dubbioso sulla sua stessa natura di mostro, come accade a Dracula, il vampiro approda prima sulle pagine e sulla pellicola di Intervista col Vampiro, opere significative per comprendere il vampiro di oggi con le sue paturnie.

Il vampiro Lestat\Tom Cruise è un gran bastardo, il vampiro Louis\Brad Pitt si strugge e lagna. Il primo, cinico, ammazza con biblica magnitudine e cicisbea disinvoltura, il secondo si lamenta. Mi piace pensare che le simpatie del pubblico avveduto corrano al più stronzo del duo,  che la propria natura la ammette senza indorare della pillola; è indubbia l’influenza del secondo su un corso storico del gioco di ruolo, negli anni ’90 avviato alla maturità artistica con Vampiri la Masquerade, assumendo le caratteristiche di medium immersivo e culturalmente “alto” ai confini della performance teatrale prima di ripiegarsi nel nuovo millennio su eccessi  caricaturali e altro genere di maturità che vedono più serrate logiche di produzione e mercato principi (ma è un’altra storia).

Il riferimento al gioco di ruolo non è casuale per una figura di non-morto che, in misura crescente, vuole essere vissuta. Un vampiro di moda, sentimentale, ma combattuto, desiderato e rifiutato dal mondo esprime una concezione abbastanza emblematica del post-moderno, che coniuga l’edonismo diffuso, la ricerca del fascino tout-court con l’anomia e l’insicurezza personale: anche esteticamente, tanto Underworld quanto Buffy sono figliastri dell’immaginario estremo e irrispettoso di confini di genere tipico del gioco di ruolo.

Il vampiro che si rode interiormente diventa emblema del ritorno en masse al succhiasangue come mostro esplicitamente transgender. Lestat, stanco delle moine del collega e convivente, vampirizza una ragazzina, l’acerba Kirsten Dunst che diventa prima figlioccia, poi Lolita-amante di Louis: in tutte le maniere possibili, i Vampiri di Anne Rice e Neil Jordan cercano di rifondare una famiglia su diverse basi, guardando con orrore al nichilismo orgiastico dei simili, capeggiati da un morbidamente sordido Antonio Banderas, ma contemporaneamente toccando territori ben oltre l’hard, con un triangolo amoroso senza direzione né angoli acuti che grida a gran voce tutte le diversità possibili, prima dei Gay Pride al TG. Sono creature costrette a vivere nell’ombra le proprie tendenze, ancora, ma più che mai, stavolta, decise a riconquistarsi “il posto al sole”: l’ombra  dell’outing fiero si estende sul film e fortissimamente sul seguito La Regina dei dannati, film maledetto innanzitutto perché bruttarello assai.

Ma il vampiro homogender senza veli sul grande schermo non è novità assoluta: Martin di George A. Romero e Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott sono due buoni esempi di film ad aver ampiamente pubblicizzato la natura intima della creatura. Nel primo, un ragazzo disadattato come tanti accoppa avvenenti fanciulle e ne succhia il sangue tramite cannetta. In casa dello zio, paletti e aglio sono all’ordine del giorno, ma le domande restano aperte fino alla fine: lo zio è un novello Van Hellsing o un mitomane? Martin è un autentico nosferatu o un “normale” psicopatico? Innaturale creatura delle tenebre o figlio legittimo della società? Il film, gelido, asciutto, quasi documentaristico non si pronuncia: si esprime, invece, sulle reticenze del protagonista davanti alle donne. Incapace di uscire da feullettonesche fantasie in bianco e nero, in cui si identifica con il vampiro amante assoluto, pare che le normali modalità di accesso al talamo femminile gli siano negate. Lo sblocco, e la vicina conquista di un’instabile normalità, prima dell’inevitabile finale, avvengono solo dopo il superamento di un altro tabù: bere sangue maschile. La fonte, inequivocabile: un omaccione villoso, campione di libido latina rinvenuto nel proverbiale armadio di una bella signora. Una rivelazione traumatica, ma a suo modo salutare.

Bacio saffico tra Catherine Deneuve Susan Sarandon

In the eighties, vampiresses know how to have fun.

Il secondo film citato, titolo originale “The Hunger”, racconta la storia dal punto di vista dell’altra metà del cielo: Miriam è una vampiressa secolare, di nobile stirpe egizia, che dispensa longevità e giovinezza ad una lunga schiera di amanti; ma la promessa di vita eterna viene ciclicamente tradita e quando giunge la suo ora, l’amante entra nell’arco di 24 ore a  far parte di una simpatica collezione di salme, convenientemente stipata in soffitta.  È l’incontro fatale con un’altra donna che sconvolge lo svolgimento del rito millenario… Incarnazione anni ’80 della mitica Ayesha, l’algida e immortale regina africana inventata sir H. Rider Haggard nel 1895, Miriam, interpretata da Catherine Deneuve, intreccia relazione saffica con la dottoressa Sarah Roberts\Susan Sarandon, dopo aver dato il benservito al declinante John\David Bowie. A parte lo spreco di divi da copertina, star di per sé immortali, il film relega i maschietti a un ruolo del tutto subalterno, con il redivivo Ziggy Stardust,  già un paladino dell’ambiguità, malamente congedato, e  titilla le curiosità un po’ pruriginose e superficiali dei contemporanei con una scena lesbo tra le protagoniste piuttosto famigerata.

Da molti il film è considerato un esercizio di stile un po’ velleitario. Tuttavia Tony Scott, che condivide molto della vocazione e del background pubblicitario del fratellone Ridley, con il suo stile patinato interpreta una dimensione fondamentale del mostro: l’ossessione per la perfezione formale e un po’ borghese, per la salute del corpo, la gioventù come valore cosmetico, il vuoto estetismo e la promiscuità facilotta in cui in realtà è l’atto che precede l’identità – ovvero: si trombi in qualunque modo, purché sia bello. O: sesso sì, ma lesbico!

Giovinezza, primavera di bellezza e vanità delle vanità: saranno i temi dell’ultima puntata di questa trilogia gotica, dove finalmente arriveremo alla parte di più grande interesse, il crepuscolo (Twilight) dei vampiri per mano delle ragazzine…