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Il Big Bang dei geek

febbraio 27, 2010

Smart is the new cool!

Geek alla moda spopolano. Big Bang Theory, sitcom: nerd geniali incontrano coinquilina ben dotata sul pianerottolo di fronte. Seguono equivoci e successo straripante. Fanboys, film: amici appassionati di Star Wars rubano prima della proiezione originale l’Episodio 1, dopo robambolesca odissa anti-Trek. Segue successo cult. Genshiken, anime: gruppo studentesco otaku accoglie giovanotta rampante tra le sue file, tra cosplay, erogames e altre tenere, quotidiane depravazioni. Segue successo dork-o-filo. Heroes, telefilm: disadattato giapponese salva la cheerleader e salva il mondo. Segue successo planetario. Keroro, anime: ranocchia gunpla-maniaca dallo spazio invade pianeta e mura domestiche di tranquilla famiglia giapponese. Segue successo cosmico. Etc…

Il geek emerge dal suo loculo e reclamare il posto al sole, fuori dalle convention. Almeno, un posto che gli permetta di preservare tranquillità e abitudini senza troppe ansie. Che cosa ha permesso alla bestia di liberarsi e lo straordinario outing di una specie un tempo repressa? Perché “Geek è il nuovo cool”? Ecco i quattro pilastri della rivincita dei nerd…

Big Bang Theory Logo

  • La legge del topo.

Nella letteratura per l’infanzia ci sono personaggi che somigliano molto al geek: per sfortuna, non il principe azzurro, ma gli animaletti, topolini, scoiattolini, paperini inoffensivi che la popolano in disneyana profusione… La bestiola condivide con il fanciullino vulnerabilità, timidezza, dipendenza dagli altri e desiderio d’affetto, e favorisce l’identificazione. Il geek, praticamente innocuo, pure. Bill Prad, produttore esecutivo e co-sceneggiatore di TBBT rivela in una gustosa intervista come il pilot originale della serie venne bocciato dopo i primi screening: la protagonista femminile era tratteggiata in modo molto più aggressivo della paziente e dolce Penny, e l’audience protestava per il maltrattamento dei “nice guys”. Aggiunge: è facile provare simpatia per i protagonisti, perché chiunque nella vita si è sentito almeno una volta intimidito dalla società e dalle sue pressioni.

Il geek è la personificazione del disagio. Cumuli di talenti e fantasia non lo aiutano ad affrontare la vita, nemmeno da adulto; ansie e fragilità di un mondo ultracompetitivo si verificano in lui prima e con più evidenza – vedi alla voce hikikomori. “The Geek Experiment”.


  • Il teorema del globetrotter.

Beauty and the Geek è un format, si teme, intraducibile in Italia. Alla prova dei fatti, la Pupa e il Secchione ha una prestazione in termini di ascolti più che decorosa, e a quanto pare si avvicina una nuova edizione. L’Italia mainstream sembra perplessa sull’esistenza, o redditività, del geek, ma si tratta di una tipologia umana con forte vocazione internazionale: non definita dalle caratteristiche demografiche, ma dai consumi.

Consumi celebrati con un livello inquietante di passione: il geek ci investe sopra gran parte della sua identità e, dato che i fenomeni di consumo sono globalizzati, parla una sorta di esperanto disfunzionale – ma divertito e veicolato dai media – con arguzia e competenza. Il caso emblematico: nel telefilm JAGS, non proprio geek, Bud (spalla “leggera” amata dal pubblico) riesce a vincere le resistenze di un terrorista talebano spingendolo a conversare amabilmente di Star Trek. “Do you speak geek?”


  • L’assioma dell’Idiota sapiente.

“Nessuno fa mai l’handicappato completo” è il principio nudo, crudo e vero di scrittura per lo spettacolo celebrato da Tropic Thunder: il geek è a suo modo un vincente. Non nel senso di guadagnarsi posizioni di pubblico successo: quella rimane l’eccezione e Bill Gates risulta l’anomalia – indesiderata – della razza. Ambire all’accettazione sociale è un sentimento estraneo al vero orgoglio geek, che si esaurisce in se stesso. Il geek, tuttavia, anche ai più umili livelli della catena produzione-consumo, sa sempre come muoversi: nell’industria dello spettacolo attuale, seriale e multipiattaforma, dove le narrazioni (create da altri geek) hanno dovuto farsi più complesse, coinvolgenti, raffinate e involute, è la figura che ne capisce di più e che “ci è arrivata per prima”. In sostanza, se è il prototipo di ansie e nevrosi da una parte, è anche il Guru dei consumi di oggi. Dicono “cult”, ma serie come Lost sono pienamente “geek”, fatta salva la differenza che nessuno si sente più un avanzo di fumetteria a guardarsela in TV. “Geek and chic”.


  • Il postulato del cantastorie.

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, la generazione di registi nata col Baby Boom avviava una nuova stagione del cinema a colpi di Guerre Stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo. Lucas, Spielberg, Burton: nessuno si sarebbe probabilmente sognato di chiamarli geek – non esisteva la chiarezza sociologica del fenomeno – ma corrispondevano già al tipo (e qualcuno si faceva beffe fino all’ultimo di spade laser e caschi neri). Questi individui passavano il tempo a vedersi film, chiusi in casa, anziché farsi le vasche in centro con automobile e donna a carico come i “cool boys” di American Graffiti. Una generazione dopo, grazie anche ad una dieta mediale amplificata alla bulimia, chi è cresciuto con i film (telefilm, fumetti) rimasticati da questi illustri predecessori è un cultore di secondo grado, ovvero un geek. Tra questi, dai e dai alcuni hanno imparato bene la lezione, e da consumatori sono passati dall’altra parte della barricata: ora le storie che fanno sognare le scrivono e producono (senza poi esser troppo schizzinosi sulla destinazione, comics o TV o grande schermo), sono loro a servire in tavola, con ingredienti scelti personalmente. Come ogni buon narratore, disseminano il proprio racconto, senza ruffianeria né ingenuità, di qualcosa di caro, che è finalmente possibile raccontare: “Being geek”.

Ergo: tutti siamo un po’ geek; ne consegue: ama il geek. O’ tu lettore, o lettrice: “Uno di noi, sei uno di noi, uno di noi, sei uno di noi”…

Edit 14/03/2010: Kumagoro in questo post del suo blog affronta molto meglio del sottoscritto questioni parzialmente sovrapposte, parzialmente complementari (e parzialmente scremate) di quanto sostengo qui parlando di The Big Bang Theory. Vivamente consigliato!