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Salvate il Vampiro Emo – Puntata 1

gennaio 25, 2010

Afrodisiaco. Il vampiro del mito e vittoriano.

Il Vampiro: mostro o idolo delle ragazzine? Incubo dai virili appetiti o damerino effemminato? Una delle più illustri carriere nel settore “mostri” del cinema e della cultura pop è a rischio. Alcune particine in questo o quel film, interpretazioni discutibili, per racimolare qualche soldino…  una storia come tante, una storia di squallide marchette, di promesse mantenute a metà e tanti sogni di un giovane nosferatu di campagna. Appena dipartito, quasi fresco, scarsamente decomposto e rumeno:  l’immigrato tipo! Venuto con belle speranze nella grande città si ritrova in brache di tela: gli archetipi fanno in fretta a usurarsi. Della sorte del vampiro mi preoccupo. A chi si chiede  in quale brutto giro sia finito suggerisco di partecipare al Vampire Aid, un percorso in tre puntate e sei pellicole, tutto sommato ben ancorate nel cinema recente, per riscoprire il decadentismo emo del mostro antico e contemporaneo.

Prima di cominciare,  due parole sui vampiri ante-cinema: alle origini del vampiro, prima di Bram Stoker,  c’è un umile e nebuloso mito contadino. Come tante altre creature fantastiche, dimentico di tassonomie stile Manuale dei Mostri, ha tanti nomi e non si sa bene se sia più morto risorto, più folletto malvagio, più lupo mannaro o più cosa che cozza nella notte. Frequentatore di circoli lontani da quelli aristocratici, è vicino alla plebe di cui infesta le campagne; sorge poco signorilmente da anonime fosse, sporco di terra e proletario guano, pronto a succhiare il sangue spesso a membri dello stesso sesso.

Lapide Sgorbio

Dall’emo-globina all’omo il passo è breve e il vampiro, prima della riverniciata tardo ottocentesca,  è un mostro squisitamente trans-gender; un’ambiguità che segna tanto il mito quanto le figure storiche che gli sono accostabili: Vlad Dracula, con il vizietto freudiano di “impalare” i nemici, Erzsébet Batory, di cui si favoleggiano i bagni dermorigeneranti a base di aloe e sangue di vergine, a Gilles de Reis, per gli amici “Barbablù”: psicotici animati da pederastici bollori o saffici sadismi, alcuni dei quali pare abbiano già popolato la prima letteratura scandalistica di massa d’Europa, non troppo lontano dalla nascita della stampa a caratteri mobili.

Dracula di Bram Stoker: val la pena di partire dal personaggio più noto, prototipo del seduttore tutto maschile, dotato di schiera plurima di mogli, beato lui, che a Jonathan Arker sembra preferire la Mina vagante. In tale veste, dirompente eversore di rapporti sociali sclerotizzati su vittoriani pudori, irrompe nella picaresca fantasia del film di Coppola. Barocco, immaginifico e, certamente, kitsch, (quindi uno dei miei film preferiti) con magniloquente, elegante, stilizzata volgarità dipinge un vampiro grande, nel bene e nel male; l’Innominato senza  impicci manzoniani.

Si leva come un lungo palo, insegna di celodurismo, sulla mediocrità inglese di inizio secolo, seguito a ruota dalla civiltà delle attrazioni e dello svago, pronta a fare il gran salto dalle ombre cinesi al cinema. Scintillante, gioiosa, sorprendente, la Bell’Epoque, iniziata sulle ali dell’aroma d’assenzio e conclusasi nel puzzo delle trincee seduce Mina Arker, tanto pudica nelle pose,  quanto lesta ad accarezzare il lupacchione: naturalmente, infrattata dietro cortine di velluto scarlatto, come accade a un’infinità di coppiette nei cinema di tutto il mondo, dacché esiste il binomio sala di proiezione e buio.

Romantico, vitale e virile, perpetuamente immerso negli icori che nessun Nuvenia Pocket può arginare: ad elogiare le doti del vampiro Gary Oldman basterebbe l’onesta facciazza da porca esibita da Winona Ryder nell’atto di concedersi alla vampirizzazione; alcuni proprio, di fronte a tale esibita mole di talenti, reputano qui il vampiro meno mostro e più “buono”, vittima  infine condannata e domata dalla bella, compiacente, che trafigge la bestia.

La continenza di Mina

La casta e fiera resistenza opposta da Mina Arker alle mire del bruto.

Un’ulteriore considerazione ci avvicina a zone più pericolose: Mina è attorniata da comprimari avviati sulla stessa (cattiva, direbbero le mamme) strada: i corteggiatori dell’amica Lucy, vergognosi, ma servili sicofanti di una sgualdrinella, il dr. John Seward, assetato di saperi non convenzionali che con largo anticipo sul ’68 si inietta le droghe per scoprire lo sballo scientificamente misurabile e l’unico consapevole della natura della tentazione, il sedotto invitto, il selvaggio camuffato all’interno della cosiddetta civiltà, difensore di valori che vede “dall’esterno” pagando la sua comprensione con il marchio dell’eccentrico: il dr. Abraham Van Helsing, la nemesi più vicina e per questo più adatta a combattere il caos incarnato. Tutti sedotti  dai sensi, dal progresso, dell’inebriante macchina cinema: l’eccesso di virilità è, in sé, ambiguo, travalica i limiti imposti da madre natura al sesso; piace a lei e a lui, come ben sapevano gli alchimisti medievali con le loro teorie di bellissimi androgini dal fascino perfetto e unisex.

Dopotutto, una certa confusione di ruoli appartiene a molti altri eroi vittoriani, dal duplice Dr. Jekill-Mr Hyde (e ritratto così nella Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore), ad un protagonista or ora sulla ribalta: Sherlock Holmes di Conan Doyle, che anche nel film di Guy Ritchie prova una gelosia possessiva ed eloquente nei confronti dell’idolo delle donne Jude Law\Watson, mentre le relazioni intrattenute con l’inafferrabile ladra Rachel McAdams\Irene Adler rimangono nella teoria e nella pratica senza sbocco.

Dracula è tutto il sesso, senza confini: conviene dimenticare anche qui il masculo culto e fare qualche passo avanti, qualcuno indietro per affrontare altri vampiri e la natura chiacchierata del loro paletto, nella prossima, agghiacciante puntata

Dracula Sgorbio

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2 commenti

  1. […] terza età con novelle passioni romantiche (come gli ottuagenari appostati davanti ai licei): il vampiro dandy, familista e morale, il licantropo, prigioniero di un altro deleterio stereotipo, il machismo […]


  2. […] corretta del personaggio, che lo allontana da polverosi stereotipi sovraimpressi all’Età Vittoriana e recupera quella componente avventurosa e pop abbondante nelle sue storie, che lo vedevano […]



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