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Discombobulate: Sherlock Holmes scombussola la soundtrack!

marzo 7, 2010

Hans Zimmer: musica da Oscar in Folleggiando maggiore.

Con i riflettori puntati su tanti risonanti titoloni candidati all’Oscar, Discombobulate, tema della colonna sonora di Sherlock Holmes firmata da Hans Zimmer, non è probabilmente il primo nome a venire in mente: anche perché è nome buffo, sembra il figlio bastardo di una parolaccia e Tony Manero in acido sulla pista di una balera retrò, e sfido pure i più anglofoni a tradurmelo al volo. Il degno significato di tale vocabolo, quasi svergognatamente onomatopeico, è “scombussolare”, ed è più che mai meritato: la colonna sonora di cui Discombobulate è il pezzo principale scombussola parecchio, uno degli esempi più felici di come la musica concorra a dare la sua personalità al film (l’Oscar se lo merita tutto).

Sherlock Holmes  sconvolge a più di un livello: un action-movie il cui eroe, letterario e tradizionale, è dipinto, in modo un po’ scandaloso, a metà tra Indiana Jones e Sheldon Cooper. Al passo (di musica) con i tempi è un contraddittorio nerd ante-litteram che non disdegna di sporcarsi le mani, di azzardarsi a fare il supereroe. Eppure l’Holmes di Guy Ritchie è anche un’interpretazione filologicamente corretta del personaggio, che lo allontana da polverosi stereotipi sovraimpressi all’Età Vittoriana e recupera quella componente avventurosa e pop abbondante nelle sue storie, che lo vedevano affrontare zingari esotici (quindi malvagi), farsela a cazzotti con Moriarty sulle cascate del Niagara, ispirare centinaia di puntate di Scooby Doo che clonano all’infinito, come la pecora Dolly, “Il Mastino dei Baskerville”.

Sherlock Holme: copertina

La contraddizione è sottolineata e ricucita nella soundtrack di Hans Zimmer, eccentrico compositore che, guardacaso, lavora in uno studio personale con molto della Fantascienza Vittoriana. Far riconoscere il ruolo cruciale svolto da una colonna sonora nell’accordare la nota giusta al film è arduo, soprattutto quando si considera che di solito il critico cinematografico è creatura di rara ignoranza musicale e, concentrato com’è sulle immagini e su come sono messe in fila una all’altra, fatica spesso non poco a tradurre i perché dei suoni belli e di quello che viene chiamato (in modo un po’ svilente, quasi fosse il maggiordomo di casa) “accompagnamento”; stavolta tuttavia sembra innegabile che la pellicola funziona come un’unica partitura.

Hans Zimmer riesce nell’impresa compiendo delle scelte parecchio sfacciate, quel tipo di scelte, mi vien da dire, che vengono attribuite di solito al regista – o alla rockstar – piuttosto che al compositore.

Raduna sei solisti di chiara fama, che con lui fanno Magnifici Sette, un ensemble da far vedere i sorci verdi ai Gorillaz e una vip-fest che se ci fossero degli attori, e non dei musicisti, in mezzo, si vedrebbero i manifesti esposti anni prima dell’uscita del film nei cinema. Si tratta di personalità colorite e sopra le righe, quanto quelle che ti aspetti in un anime giapponese con i combattimenti: ci sono le sbarbe orientali agli archi, dalla sensualità feroce e sbarazzina, che ti ingrifano; c’è il cabarettista-violinista gigione, un po’ dadaista, che fa ridere tanto; c’è il McGyver del contrabbasso, che gli dai stuzzicadenti e accendino e ti inventa un nuovo strumento e dieci modi di suonarlo…

L’impresa sembra condotta con il gusto dell’happening,  quasi da rumorista: Zimmer contraddice ogni buon senso musicale facendosi beffe dell’orchestra e dirigendo la colonna sonora come contrappunto o commento molto invadente all’azione, a volte in accordo, a volte in disaccordo, ma soprattutto indiscreta e mai  zitta, alla faccia del blockbuster. Si tratta di una colonna sonora che diventa “star” indipendentemente dai suoi esecutori materiali al punto di, fatto inaudito, ritrovarsi  protagonista di un videoclip, massima espressione di edonismo musicale. Intendiamoci: capita che le star della musica realizzino un pezzo per una soundtrack che poi diventa videoclip, ma senza questo tramite, il “nome a prestito”, il passaggio usualmente non avviene.

Il videoclip amplifica e dimostra meglio di fiumi di parole i concetti chiave di Hans Zimmer per la soundtrack di Sherlock Holmes:

  • La musica si infila dappertutto, al mare e in città, e non la puoi inscatolare.
  • Nulla suona come te l’aspetti.
  • Vale sempre la pena metterci dentro Robert Downey Jr.

Vale la pena di scombussolarli, questi Oscar. Pardon, Discombobularli.

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One comment

  1. [...] lo stregone e il compagno Disney Pillole: Attenti a quei due! aprile 16, 2010 Sulla colonna sonora di Sherlock Holmes ho già speso tante parole (troppe, come al solito). Ma ci ritorno con la tenacia del martello sull’incudine dopo che [...]



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